Scarsa motivazione al lavoro? Ecco una soluzione…

Ogni anno gli imprenditori di tutto il mondo spendono centinaia di milioni di dollari per rendere gli ambienti di lavoro “più favorevoli ad un incremento della performance da parte dei dipendenti meno efficienti”. Sedie più comode, computers più veloci, tastiere ergonomiche… risultato? Zero!Esiste un unico, infallibile metodo per aumentare la performance di chi non ha l’energia o la volontà di lavorare come si deve: posizionarlo/a fisicamente in prossimità di un collega motivato e responsabile.

L’effetto “emulazione” è pressochè matematico, anche da parte di chi ha un senso della responsabilità notoriamente basso.

La motivazione di questo effetto è facilmente spiegabile con la inevitabile spinta al miglioramento provocata dal confronto con un pari di maggior motivazione. Provare per credere.

Annunci

La persona seria

La persona seria si prende (ovviamente) sul serio ed è preoccupatissima di ciò che gli altri pensano di lei. Non vuole commettere errori, perchè se sbagliasse gli altri penserebbero che non è seria: per questo, il più delle volte, fa solo le cose che ha sempre fatto, quelle di cui è sicura, pensando che per innovare e progredire c’è sempre tempo. La persona seria è attentissima alla sua reputazione, convinta che la reputazione sia più importante della stessa libertà di essere se stessa: per questo si agita, si carica d’ansia, chiede agli altri cosa dicono di lei, passa molto tempo a pensare cosa gli altri “penserebbero di lei se facesse quella cosa che in realtà non avrà mai il coraggio di fare”. La persona seria vive male, perchè ha dimenticato che i momenti più felici erano quelli in cui, da bambina, si divertiva a fare delle “cose” senza preoccuparsi di ciò che gli altri pensavano, solo per il gusto di farle, come ad esempio costruire un castello di sabbia a pochi centimetri dal mare, infischiandosene del fatto che presto un’onda l’avrebbe costretta a ricominciare da capo… La persona seria farebbe meglio a ridere di più, a trattare meglio il prossimo, a giocare con le idee invece che considerarle un cappio, a pensare che di rado la vita è seria come crede…
Auguro a tutte le persone serie di rovesciarsi il caffè sui pantaloni e di avere la forza di accogliere questo segno con un sorriso.

L’anello

Una storia che ha il potere di farci riflettere:
“Un re voleva condannare a morte un gruppo di uomini, ma accettò di risparmiare loro la vita qualora l’indomani fossero riusciti a fargli avere “qualcosa” che lo rendesse felice quando fosse triste e triste quando fosse felice.

I condannati a morte passarono la notte a pensare e l’indomani diedero al re un anello.

Il re si chiese come un anello potesse renderlo felice quando fosse triste e triste quando fosse felice.

“Leggete l’incisione all’interno dell’anello, Maestà”, suggerì uno dei condannati.

“Anche questo passerà”, lesse il re e risparmiò le loro vite.

Abbasso l’ego!

Cos’è l’EGO?È l’insieme di tutte le convinzioni, dei preconcetti, delle etichette che attribuiamo a noi stessi e alle cose che ci circondano. Non è un “meccanismo” difettoso, in quanto contribuisce alla nostra autoimmagine, alla percezione di noi stessi nella nostra comunità di riferimento, tuttavia ci impedisce di essere “presenti”, ci proietta continuamente e inutilmente nel passato e nel futuro, ci preclude risultati che nemmeno immaginiamo, ci sottopone a delusioni cocenti.

Si puó fare qualcosa per limitarne l’influenza negativa? Senza dubbio, ma bisogna trovare la voglia per lavorare su noi stessi. I risultati sono sorprendenti!

L’invidia non sarebbe del tutto male se…

L’invidia del talento altrui non è altro che un’iniziale ammissione dell’esistenza di questo talento. Nulla di male nell’ammettere qualcosa, anzi.
Ovviamente, fare tesoro di questa iniziale ammissione è un talento che pochi hanno… 😉

Oh… pianificare!

Le persone passano mediamente più tempo a pianificare le proprie vacanze che a pianificare la propria vita.Sforziamoci di cambiare la qualità delle nostre domande, chiediamoci seriamente “dove vogliamo arrivare e quando?” e lasciamo che la mente subconscia, la parte magica di noi, si prenda cura dei nostri obiettivi.

Chi fallisce nel pianificare, pianifica di fallire.

Potare o abbattere? Questo è il dilemma…

Recentemente parlavo con un giardiniere della necessità di potare o meno un albero del mio giardino. La scelta è tra il taglio di alcuni rami secchi o l’eliminazione del problema alla radice.
Lascio la decisione a chi se ne intende di giardinaggio, ma la discussione ha fatto nascere in me una riflessione che si estende ben oltre il mio giardino. 
E se nella nostra professione (o addirittura nella nostra vita…) ci ostinassimo a potare qualche ramo quando invece l’unica via possibile è l’eliminazione del problema alla radice?
Oggi mi eserciterò a riflettere su questo, ovvero su quanti problemi, situazioni, relazioni ci sentiamo costretti dalla routine a tenere artificialmente in vita, quando un sano taglio ci consentirebbe di vivere meglio e ottenere risultati di maggior valore.