“Please, understand me!”

Vi ricordate le parole che leggo in conclusione dei miei seminari di Color Q ©?

Ritengo siano un ottimo spunto di riflessione personale e quindi credo  sia una buona idea pubblicarle in questo blog.

Sono parole del Dr Keirsey, studioso dei temperamenti ed autore del libro “Please understand me!”.

Se io non desidero ciò che desideri tu, ti prego di non cercare di dirmi che ciò che desidero è sbagliato.
Se io credo in qualcosa di diverso da ciò in cui credi tu, fai almeno una pausa prima di correggere il mio punto di vista.
Se le mie emozioni sono più tenui o più forti delle tue, pur nelle medesime circostanze, non chiedermi di essere più o meno emozionato di quanto io non sia.Se agisco, o sbaglio ad agire, dal tuo punto di vista, lasciami fare. Non ti chiedo, per il momento, di comprendermi.
Ciò avverrà solo quando tu avrai la volontà di smettere di cambiarmi in una copia di te stesso. Posso essere tua moglie, tuo padre, tuo figlio, un tuo amico o un tuo collega. Se mi consentirai di manifestare alcuni dei miei desideri, delle mie emozioni, dei miei credi, delle mie azioni, allora aprirai te stesso, in modo tale che un giorno questi miei modi di essere possano non sembrarti così sbagliati, anzi possano rivelarsi ai tuoi occhi come giusti o giustificabili. Prendermi in considerazione per come sono è il primo passo per comprendermi.
Non serve che tu abbracci le mie idee come fossero sempre vere, ma vorrei che tu non fossi più irritato o innervosito con me per la mia apparente stranezza. Ed apprezzandomi, potrai giungere a valorizzare ciò che mi differenzia da te e, invece che tentare di cambiarlo, vorrai preservarlo ed anzi nutrirlo.

Vi piacciono? Ogni volta che le leggo mi emoziono…

2 commenti

  1. E’ tutto così semplice che pochi riescono a farlo.
    E sono convinto che se tutti fossimo un po’ meno ipocriti e riuscissimo ad accettare che è proprio la diversità a rendere speciale l’altro, tutto funzionerebbe meglio.
    Invece quotidianamente siamo costretti a combattere una guerra assurda fatta di maschere che non ci appartengono, ma che sono funzionali a farci seguire senza troppi scossoni, percorsi che più o meno coscientemente stiamo tentando di mettere sotto i nostri piedi. E poco a poco rischiamo di perdere noi stessi, o comunque di lasciarci prendere da quella sorta di apatia che ci fa scrollare le spalle e girare la testa anche quando le situazioni impongono urlacci e pugni sul tavolo.
    Queste stupende parole nella loro semplicità, racchiudono l’essenza della pace: pace tra amici, pace tra colleghi, pace tra marito e moglie, pace tra tutti in ogni angolo del mondo.
    Il problema vero è che a voler costruire e mantenere la pace bisogna essere in due, perché se dei due è solo uno a voler seguire questa strada, diventa una strada rischiosa. Io vengo verso di te accettandoti come sei, senza maschere e disarmato, per farmi accettare da te come sono, ma se tu non sei sulla mia lunghezza d’onda e non credi che io valgo per quello che sono, divento facile bersaglio del tuo egoismo: così i grandi amori finiscono male, le missioni di pace contano decine di ragazzi morti, e la depressione sta diventando una piaga sociale.
    Ma vale comunque la pena di provare a metterle in pista sempre, nella speranza che chi ci sta di fronte capisca che con un investimento minimo può realizzare qualcosa di enormemente positivo.

    Chiudo: mi piace soprattutto il giorno in cui hai pubblicato questo post.
    Vanti sempre!!!

  2. Grande Stefano!
    Spero di vederti presto.
    Nicola


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