La parabola dei talenti

Quasi tutti voi conoscerete la parabola dei talenti, che copio qui di seguito:

Avverrà come di un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, a ciascuno secondo la sua capacità, e partì. Colui che aveva ricevuto cinque talenti, andò subito a impiegarli e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone. Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò, e volle regolare i conti con loro. Colui che aveva ricevuto cinque talenti, ne presentò altri cinque, dicendo: Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque. Bene, servo buono e fedele, gli disse il suo padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone. Presentatosi poi colui che aveva ricevuto due talenti, disse: Signore, mi hai consegnato due talenti; vedi, ne ho guadagnati altri due. Bene, servo buono e fedele, gli rispose il padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto. Venuto, infine, colui che aveva ricevuto un solo talento, disse: Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso. Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra; ecco qui il tuo. Il padrone gli rispose: Servo malvagio e infingardo, sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse. Toglieteli dunque il talento, e datelo a chi ha dieci talenti. Perché a chiunque ha, sarà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha. E il servo fannullone gettatelo fuori nelle tenebre: là sarà pianto e stridore di denti” (Mt 25,14-30; cfr. Lc 19,12-27)

Credo sia una delle parabole più controverse ed enigmatiche delle sacre scritture. Per questo mi piacerebbe sapere da voi quale è l’interpretazione che le date e quali sono gli insegnamenti che ne traete. Prossimamente vi scriverò la mia personalissima interpretazione, nel frattempo vi chiedo ispirazione… a presto!

2 commenti

  1. Inizialmente mi è sembrato di confrontarmi con il classico tema “c’ è chi può e c’ è chi non può” questo per la distribuzione non equa dei doni, poi ho pensato che forse solo chi è pienamente meritevole dei doni ricevuti può accogliere i frutti che questi posso dare, poi rileggendo tutto la seconda volta ho interpretato diversamente un altra volta non per il fatto che il messaggio mi fosse diventato chiaro ma perchè mi sono reso conto che forse pensavo troppo materialmente e questo è un messaggio che viene ripreso anche dalla parabola su cui io stesso ero ricaduto, cioè l’ invidia di guardare cosa viene dato agli altri anziché valorizzare cosa ho ricevuto io.
    Io merito quello che sono pronto con il mio spirito a ricevere , se sono consapevole delle capacità “Perché a chiunque ha, sarà dato e sarà nell’abbondanza” allora potrò ricevere perché saprò amministrare, se invece non ho la conoscenza di me stesso e delle mie capacità mi sarà tolto anche quello che ho, se mi viene concessa un’ occasione ma non ho la capacità di usare le mie conoscenze o abilità mi verranno tolte anche queste perchè significa che non riuscirò mai a gestirle.
    Questo mi ricorda anche un altro tema che forse non si allontana dal contesto infatti “E il servo fannullone gettatelo fuori nelle tenebre: là sarà pianto e stridore di denti” , cioè che il destino ce lo creiamo noi, ogni decisione presa ci può aprire o chiudere delle porte che per il nostro sviluppo lavorativo e spirituale possono essere importanti e il fannullone , colui che non ha coraggio di prendere posizione o ascoltare il suo io imponendo la sua decisione non riceverà mai nulla se non la continua invidia per chi ha saputo ascoltarsi e forse imparare dai propri passi.

    Comunque la prima cosa che ho pensato cioè “c’ è chi può e chi non può” è parzialmente vera, io posso ascoltare dentro di me e “coltivarmi” da solo , ma chi ha alle spalle un aiuto nello sviluppo della propria fiducia come una famiglia che crede e investe in te o una persona come te ( Nicola Zema) che riesce veramente a motivare è una persona in un certo senso avvantaggiata.
    Quindi visto che mi sta sulle scatole fantasticare, dico che nel 2012 con la società che ci troviamo dove uno prima di nascere ha già statisticamente più o meno la strada segnata in base a chi c’ è stato prima di lui, direi che oltre alle parabole serve anche una botta di ciapet.

    Sono proprio BLU

    Claudio

  2. Non ha dato i talenti in base al merito, ma in base alle capacità e alle possibilità.
    I primi due fecero fruttare i talenti (non si parla di investimenti) e raddoppiarono, mentre l’ultimo lo nascose, rifiutando anche l’idea di investirlo in banca (qui si parla di investimento sicuro in banca, cosa che l’ultimo non fece). Difatto l’ultimo nascose il talento che il Padrone gli aveva dato.

    La morale è semplice: Dio sa quanto puoi fare per Lui, cosi ti da 5, 3 o 1 talento. Ti chiede di investirli, di non sprecarli, di farli fruttare.

    Di esempi se ne potrebbero fare tanti, ma te ne faccio uno: abbiamo la Bibbia, possiamo leggerla e meditarla e portare frutto nelle nostre vite e nelle vite degli altri; oppure possiamo tenerla nella libreria senza aprirla.


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